Una lettera prima del cambiamento

5 Giugno 2012 Commenti chiusi

 

 

Non so cosa dire; tenterò di spiegarmi come posso.

Tu per tanto tempo sei stato il punto fermo su cui ho impostato la mia vita; ora penso di aver sbagliato. Non perché ti ho amato, io ti voglio ancora tanto bene, ma per non aver saputo accettare  le cose per come erano. Specialmente in questo periodo per te così impegnativo e, lo so, non facile. Dovrei essere diverso, più paziente, più tollerante, meno esigente, ma io sento che la vita  passa troppo in fretta e le tante cose che devo lasciare alle spalle mi rendono sempre più incomprensibili le rinunce, una fra tutte, la più importante per me, quella di avere una famiglia con te. Dopo tutti questi anni  credo che mi sarebbe dovuta. Ma ultimamente scopro con un senso di angoscia che anche questo si allontana, il desiderio non è più così vivo e la solitudine invece di pesarmi mi diventa sempre più “amica” e spesso mi scopro a cercarla. Mi scopro anche a desiderare di tornare a “casa” oppure di andare lontano da qui in un altro posto per trovare qualcosa che mi dia una sferzata di vita come quella che ho avuto quando mi sono trasferito dal Friuli pieno di aspettative e – adesso lo so- di illusioni.

Si, è vero, tu mi hai deluso, ma non te ne faccio una colpa, caso mai la faccio a me per aver proiettato su di te aspettative  troppo grandi che tu non potevi  soddisfare. Ognuno di noi è fatto a modo suo e io forse non ho mai capito (o voluto capire) completamente il tuo.

E’ vero anche che vedo tua madre come una rivale, e se vogliamo essere sinceri fino in fondo dobbiamo ammettere che lo è. Lo è sempre stata. Ora è vecchia e malata, ma anche se non fosse così sarebbe lo stesso. Tu non sei fatto per grandi decisioni. Io non sono fatto per le mezze misure.

Comunque non sto soffrendo, stranamente non sento niente, solo un po’ di rabbia che ormai troppo spesso salta fuori per un nonnulla come ieri sera. (anche se devi ammettere che  non avevo tutti i torti, fermo restando la negatività della forma che poteva essere più “contenuta”, ma tu mi conosci…).

Ormai mi sto convincendo che non avremo mai una famiglia insieme noi due; io non sono più lo stesso, o meglio devo capire cosa ho perso strada facendo e cosa mi è rimasto per poter ricominciare.

Anch’io non avrei mai pensato di festeggiare il nostro trentesimo anniversario così. Perdonami.

Sono passati tanti anni, forse troppi e noi non abbiamo saputo “difendere” i nostri diritti. Probabilmente le soluzioni si potevano trovare. Tanti lo fanno. Sono convinto che bastava un po’ di coraggio in più. A te c’è voluto tuo nipote per trovarlo. Come ti ci vuole sempre qualche mia catastrofe per avere uno scambio di idee sulla nostra situazione.

Il tempo si sta portando via tante cose amore mio, anche quelle che non vorrei; gli entusiasmi, gli slanci, la pazienza, ma soprattutto si sta portando via la speranza che prima o poi tutto cambia, perché, mi dicevo, deve essere così, basta aspettare.Ma ora che il tempo è diventato un nemico le ragioni della pazienza sono troppo pesanti e io non le comprendo più.

Ora che i nostri corpi non sono più gli stessi, tu sai a cosa mi riferisco,dovremmo trovare altre forme, altri modi (forse più profondi) per amarci e sostenerci, dovremmo pensare di più a “proteggerci” l’un l’altro, ma vedo  che ancora una volta, la vita mi presenta un conto che non avevo preventivato.

Quando sono a casa mia, sento che mi manchi. E vengo da te. Ma quando sono da te voglio solo tornare a casa.

Perdonami anche per questo. Non ti farò mancare il mio sostegno e aiuto in questo momento, stanne certo. Come potrei, io ti voglio bene. Se riusciremo ad andare via due tre giorni sarò contento, forse riusciremo a ritrovarci ( o io a riprendere le redini di quello che  mi è sfuggito di mano).

Io non potrei mai fare a meno di te, questo non lo devi scordare mai. Posso non capirti, puoi ferirmi, puoi deludermi e io mi posso arrabbiare fino a non parlarti, posso anche pensare mille volte al giorno di andarmene via, ma so che non riuscirei mai a fare a meno di te perché ti voglio bene.

Buonanotte, a quest’ora starai dormendo. A domani. Tato

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labirinti del cuore (fare clic sul titolo x leggere)

8 Gennaio 2010 9 commenti

Oggi, mettendo ordine in un cassetto ho trovato delle lettere. Lettere che ti ho scritto nei  primi anni della nostra storia e che non ti ho mai spedito. Non so perché; le ragioni possono essere tante e ormai sarebbe inutile e anche masochistico andarle a cercare…. Ora che tutto si sta stemperando nell’indifferenza e il tempo da speranza si è tramutato in un nemico verso cui io non ho più la forza di combattere, queste lettere mi hanno fatto rivivere emozioni che avevo dimenticato. La sera stessa che ti ho conosciuto ti ho scritto questa lettera. Son passati  più di trent’anni e oggi che non so sperare nel futuro vorrei far mia la supplica di Faust che Goethe ha così meravigliosamente descritto  "Rendimi il tempo della mia giovinezza/ quando ancora non ero me stesso/se  non come attesa/Rendimi i desideri/ che mi tormentavano la vita/. Quelle pene strazianti/ che pure adesso rimpiango.

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